Maternità surrogata reato universale: approvata la legge in Italia

Il recente via libera definitivo del Senato italiano che rende la maternità surrogata un reato universale segna un punto cruciale nel dibattito etico e politico del paese. Il provvedimento stabilisce che chiunque si avvalga di questa pratica, anche all’estero, sarà perseguito penalmente in Italia. Questo intervento legislativo, pur presentato come una difesa della dignità umana e della famiglia tradizionale, solleva questioni profonde su libertà individuali, autodeterminazione del corpo e l’influenza della morale religiosa nella politica pubblica.

Un’attenta riflessione: chi detta la morale?

La misura adottata dal Senato si inserisce in un contesto politico in cui temi eticamente sensibili, come la maternità surrogata, l’aborto e i diritti delle coppie omosessuali, vengono spesso trattati più come questioni morali che non come temi di libertà individuale e autodeterminazione. In questo scenario, non si può ignorare l’influenza esercitata dalle forze conservatrici, spesso associate a visioni tradizionaliste che trovano supporto in una morale religiosa condivisa da una parte della popolazione. Questo provvedimento non fa eccezione.

L’Italia è uno dei pochi paesi dell’Europa occidentale in cui il peso delle istituzioni religiose, specialmente quella cattolica, è ancora fortemente sentito nei dibattiti etici. La Chiesa ha una lunga tradizione di opposizione alla maternità surrogata, che viene vista come una mercificazione del corpo e della vita umana. Tuttavia, è legittimo chiedersi: è giusto che una visione morale prevalente, per quanto radicata nella cultura, imponga un modello di comportamento e legislazione a tutti, indipendentemente dalle convinzioni personali? La legislazione italiana riflette un crescente tentativo di fondere la morale con la legge civile, riducendo lo spazio di dibattito aperto e inclusivo.

L’autodeterminazione e il controllo sui corpi

Il nodo centrale della questione è l’autodeterminazione delle donne sul proprio corpo. La maternità surrogata, sia essa altruistica o commerciale, rappresenta una scelta consapevole che coinvolge donne che decidono di portare avanti una gravidanza per qualcun altro. Questa scelta viene trattata, nel dibattito pubblico, come una pratica intrinsecamente coercitiva o sfruttatrice. Tuttavia, il vero sfruttamento si verifica quando viene negato il diritto alle persone di scegliere come vivere la propria vita e come utilizzare il proprio corpo.

Vietare la maternità surrogata in modo universale significa negare alle donne la possibilità di decidere consapevolmente cosa fare con il proprio corpo e agli individui o alle coppie, in particolare quelle omosessuali, la possibilità di avere figli attraverso metodi alternativi. In questo senso, l’approccio repressivo alla surrogazione sottolinea come il corpo femminile continui ad essere un campo di battaglia per il controllo morale e politico.

Un reato universale, ma quale giustizia?

Definire la maternità surrogata come un “reato universale” è una scelta di linguaggio e concettualizzazione molto forte. Storicamente, questo termine è stato riservato a crimini gravissimi come il genocidio, la schiavitù e la tortura, atti che violano in modo incontrovertibile i diritti umani fondamentali. Equiparare la surrogazione a questi crimini sembra una forzatura ingiustificata, e si rivela indicativa di una narrazione distorta, dominata da principi morali piuttosto che da una reale considerazione per la dignità umana e le libertà civili.

In questo contesto, non possiamo evitare di sollevare dubbi su chi stia realmente beneficiando di una legge così restrittiva. La maternità surrogata, se regolata in modo etico e trasparente, potrebbe rappresentare un’opportunità per molte famiglie di avere figli e per le donne di esercitare la propria autonomia. Al contrario, la sua criminalizzazione porta a conseguenze pesanti, specialmente per coloro che, spinti dalla disperazione o dalla mancanza di alternative legali, si rivolgono a mercati clandestini meno sicuri e meno regolamentati.

Il ruolo della laicità nel dibattito

In un paese come l’Italia, dove la morale tradizionale è storicamente radicata, è essenziale continuare a promuovere un dibattito basato sulla laicità e sull’autonomia delle persone. La criminalizzazione della maternità surrogata su scala universale, a prescindere dal contesto in cui viene praticata, sembra una chiara manifestazione di come una visione morale specifica possa esercitare un’influenza diretta sulle decisioni politiche, spesso a scapito delle libertà individuali.

Questa legge appare quindi come una battaglia simbolica per riaffermare la visione conservatrice della famiglia tradizionale, in cui la donna è vista più come un soggetto da proteggere che come un essere umano autonomo con il diritto di scegliere. È essenziale mantenere uno spazio di discussione aperto, in cui i diritti civili non siano soggiogati alle pressioni di una morale dominante, ma possano riflettere la varietà di scelte e percorsi di vita disponibili a una società moderna e pluralista.

Conclusione

Il reato universale della maternità surrogata segna una pericolosa intrusione di visioni morali dominanti nella sfera dei diritti civili e della libertà personale. In un’epoca in cui i diritti delle donne e delle minoranze sono al centro del dibattito globale, l’Italia rischia di rimanere indietro, aggrappandosi a principi che appartengono più al passato che al presente. La strada da percorrere è quella di una riflessione più ampia, che metta al centro l’autonomia delle persone e la necessità di una società davvero inclusiva, in cui la legislazione tenga conto della complessità della vita moderna e delle scelte individuali.

Fonti:
quotidianosanità
diritto.it
tag24


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