L’8×1000 alla Chiesa: il trucco contabile che svuota le casse pubbliche
Ogni anno, milioni di italiani firmano – o non firmano – l’8×1000 senza sapere davvero cosa stanno facendo. Quello che appare come un gesto innocuo, facoltativo, quasi simbolico, è in realtà una redistribuzione forzata delle risorse pubbliche a favore della Chiesa cattolica, costruita su un meccanismo che gioca sull’ignoranza, la passività e una falsa apparenza di neutralità.
L’8×1000 è diventato una macchina di raccolta fondi travestita da libertà di scelta. Ma la scelta, per molti, è solo un’illusione.
1. Un meccanismo opaco che premia i più furbi
Il principio su cui si fonda l’8×1000 è semplice: ogni contribuente può destinare lo 0,8% del proprio IRPEF (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) a una delle confessioni religiose con accordo firmato con lo Stato – oppure allo Stato stesso.
Fin qui nulla di strano. Se non fosse che la quota dell’8×1000 viene comunque versata, anche da chi non firma. Ecco il colpo di scena: le firme espresse vengono “proiettate” anche su chi non ha scelto nulla.
Se il 40% delle persone firma, e il 35% di queste sceglie la Chiesa cattolica, allora il 35% dell’intero gettito IRPEF – anche di chi non ha firmato – finirà alla CEI.
Questo significa che anche chi è ateo, agnostico, o appartenente a un’altra religione, sta di fatto finanziando la Chiesa cattolica, spesso senza saperlo. Una truffa legale, costruita con cura per apparire democratica.
2. Dove vanno davvero i soldi? Spoiler: non ai poveri
Secondo i dati ufficiali, la Chiesa cattolica riceve ogni anno tra 1 e 1,2 miliardi di euro dall’8×1000. Ecco come li utilizza:
- Circa il 20% va in opere caritatevoli e assistenziali (in forte calo negli ultimi anni).
- Il resto serve a finanziare parrocchie, sostentamento del clero, ristrutturazioni di edifici ecclesiastici, attività pastorali e missionarie, e stipendi interni.
Nonostante la narrativa dominante, meno di un euro su cinque va davvero a chi ha bisogno. Il resto alimenta la macchina del culto, della predicazione e della propaganda.
Nel frattempo, ospedali chiudono per mancanza di fondi, scuole pubbliche cadono a pezzi, i servizi sociali arrancano. Ma il flusso di denaro alla Chiesa è garantito.
3. Lo Stato laico? Solo sulla carta
Nel 1984, con il nuovo Concordato, l’Italia si è dichiarata formalmente uno Stato laico. Ma l’8×1000 dimostra il contrario.
- Il Vaticano riceve la parte del leone dei fondi, relegando le altre religioni a una sopravvivenza simbolica.
- Lo Stato stesso raccoglie meno del 20%, e spesso non utilizza nemmeno i fondi ricevuti.
- L’amministrazione del meccanismo è gestita senza reale trasparenza, con rendiconti vaghi e controlli blandi.
La CEI, con il sostegno dello Stato, gestisce una massa di denaro pubblica senza alcun obbligo di bilancio trasparente o audit indipendenti.
4. L’ignoranza come alleata del sistema
Il vero carburante dell’8×1000 è l’ignoranza diffusa:
- Secondo sondaggi ISTAT e relazioni della Corte dei Conti, la maggior parte degli italiani non sa che l’8×1000 viene comunque distribuito anche se non si firma.
- Molti credono che senza firma i fondi restino allo Stato.
- Non esiste nessuna campagna informativa indipendente o istituzionale che spieghi chiaramente come funziona.
L’assenza di informazione non è un caso. È una strategia. Più l’elettore resta passivo, più la Chiesa guadagna.
Nel frattempo, ogni primavera, le pubblicità della CEI invadono i media: lacrime, bambini poveri, speranza. Ma i bilanci veri non si mostrano mai.
5. La riforma che nessuno vuole fare
Cambiare l’8×1000 è possibile. Ma chi dovrebbe farlo è troppo complice per agire. Eppure le proposte ci sono:
- Vincolare i fondi solo alle firme espresse, senza proiezioni.
- Obbligo di bilanci pubblici certificati, come per ogni ente che riceve denaro statale.
- Campagne informative obbligatorie sul funzionamento del meccanismo.
- Abolizione progressiva dell’8×1000, sostituito con detrazioni volontarie o con un fondo unico per opere sociali.
Ma ogni volta che si prova a discutere, il silenzio istituzionale è assordante.
6. Conclusione: un patto silenzioso, pagato da tutti
L’8×1000 non è una questione di fede. È una questione di giustizia fiscale, verità democratica e laicità dello Stato.
Finché rimarrà in vigore questo meccanismo truccato, continueremo a finanziare con le nostre tasse un potere che non risponde a nessuno, che predica povertà e incassa miliardi, che proclama il Regno dei Cieli ma riscuote in euro, con precisione millimetrica.
E il vero peccato, in tutto questo, non è non credere in Dio.
È continuare a pagare chi pretende di rappresentarlo.