La Silicizzazione dell’Islam – Com’è stato rifatto il volto di Dio per piacere al mondo

1. L’Islam resiste, ma solo in apparenza

Dicono che l’Islam sia forte, che non stia crollando come il cristianesimo, che la gente ancora preghi, ancora digiuni, ancora si vesta come vuole la legge.

Ma guardiamolo in faccia: quello che resiste non è Dio, è il costume.

È la divisa, il rito ripetuto, la faccia seria, il sermone copiato.

Dio non vive nel cuore: sta in un copione che tutti recitano per paura, per orgoglio o per abitudine.

L’Islam non muore perché viene attaccato da fuori.

Muore perché è diventato silicone religioso.

Una fede rifatta, finta, confezionata per piacere a chi guarda.


2. Una fede che non cambia la vita, ma l’immagine

Il Corano non è più cercato. È recitato.

La preghiera non brucia. Si fa “perché si deve”.

Il velo non è più modestia. È bandiera da social.

Il Ramadan non è fame per ricordarsi di Dio. È hashtag, routine, app contacalorie.

Si finge di credere, ma si fa tutto per apparire giusti, puri, musulmani “veri” davanti agli altri.

Nessuno guarda dentro.

Nessuno piange in silenzio.

Nessuno osa dire: “Mi sto solo vestendo, ma non sento niente dentro.”


3. Il clero non guida. Controlla.

Non ci sono più maestri. Ci sono funzionari della religione.

Gente che parla senza ascoltare.

Che dice come devi vivere, ma non si chiede mai se Dio ci sta ancora guardando.

Ti dicono: “Questo sì, questo no”, ma non sanno più nemmeno loro perché.

Hanno coperto Dio con regole.

Hanno nascosto il dubbio dietro minacce.

Hanno trasformato la fede in un recinto, dove devi entrare zitto e restare fermo.


4. La donna usata come scudo sacro

Parlano sempre di modestia, di onore, di purezza.

Ma in fondo, usano la donna come vetrina.

Per mostrare che “la religione è viva”, che “la nostra cultura è forte”.

Ma non è protezione. È controllo.

È paura del corpo. È ansia del desiderio. È potere travestito da moralità.

La donna non vale per sé.

Vale come simbolo da mostrare, da coprire, da esibire.


5. Il Corano usato come coperta

Il Corano non è più un viaggio. È diventato un’armatura.

Lo si tira fuori per zittire, per giudicare, per avere ragione.

Non per ascoltare. Non per tremare.

Nessuno legge il Corano per chiedere “chi sono?”,

ma solo per dimostrare che è “dalla mia parte”.

È stato trasformato in silicone sacro: mantiene la forma, ma non ha più sangue.


6. L’imam come influencer spirituale

Ormai, l’imam deve parlare bene, avere followers, dire “parole forti” senza disturbare troppo.

Deve difendere la religione, non cercare Dio.

Deve essere rispettato, non vero.

Deve parlare di modestia, ma non troppo, perché oggi bisogna stare attenti a tutto.

Il risultato? Un pupazzo religioso elegante, vuoto, ripetitivo, senza fuoco.


7. Chi cerca davvero Dio è fuori

Quello che prega in silenzio, che dubita, che piange, che cerca il significato oltre le regole, quello viene visto male.

Chi non si adegua viene isolato.

Chi chiede “perché?” viene zittito.

Chi ama Dio davvero viene accusato di essere confuso, debole, pericoloso.

In una religione rifatta, la verità fa paura.


Conclusione: un Dio coperto di silicone

Dio non è morto.

Ma è stato coperto da strati di leggi, abitudini, apparenze, slogan, minacce, bugie e paure.

Ha ancora il nome. Ma non ha più lo spazio.

È diventato una scusa per non cambiare.

Un’ombra da usare per non guardarsi dentro.


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