Il Teatro delle Illusioni: Spiriti, Anima e Creatore come Invenzioni del Potere

Da secoli l’umanità vive intrappolata in un teatro di illusioni costruito con tre parole: spiriti, anima, creatore. Non sono scoperte, non sono conoscenze, non sono rivelazioni: sono invenzioni. Favole cucite per dominare la paura dell’uomo, per spiegare ciò che non si capiva, per imporre un controllo totale.

Lo “spirito” non è altro che il fantasma utile alle religioni per giustificare rituali e superstizioni. L’“anima” è una frode filosofica: la paura della morte travestita da eternità. Il “creatore” è la menzogna più redditizia: un padrone invisibile che legittima il potere di chi parla in suo nome. Tutto questo non spiega nulla: serve solo a sostituire le domande con un dogma, a trasformare l’ignoranza in dominio.

La neurologia smonta il paranormale

Ciò che un tempo veniva interpretato come mistico o soprannaturale, oggi è spiegato dalla scienza del cervello.

Le estasi religiose non sono rivelazioni divine, ma scariche anomale nei lobi temporali. Le visioni di santi e demoni sono allucinazioni da febbre, digiuno o disturbi neurologici. Le esperienze extracorporee sono illusioni dell’area temporo-parietale. La coscienza, chiamata “anima”, è il risultato di circuiti neuronali, non un’entità immortale.

Non serve un dio, non serve un demonio: serve conoscere il cervello. E ogni passo della neurologia ha spogliato il cattolicesimo del suo mistero, riducendo i miracoli a sintomi e le possessioni a malattie.

La vigliaccheria delle corsie

Eppure i preti continuano a infestare le corsie degli ospedali generali, pronti a benedire e a esibire la loro presenza. Ma nelle psichiatrie non ci vanno mai. Perché lì il dolore non è scenografico: lì la mente si rompe e la loro teologia si sgretola. Non c’è “croce” da esibire, c’è solo la prova che l’anima non è intoccabile.

E allora preferiscono piantare crocifissi nelle scuole, rivendicare spazio nelle aule, imporre simboli nei luoghi pubblici. Non dove servirebbe affrontare la sofferenza, ma dove serve marcare il territorio.

L’infiltrazione del potere

La Chiesa non si limita a rituali e simboli: si infiltra ovunque. Nelle istituzioni, per condizionare le leggi. Nelle banche, per muovere capitali e coprire scandali. Nei governi, per imporre la sua morale come legge civile. Così la mediocrità rivestita di sacro scala ai vertici, occupa posti senza merito, gestisce denaro e potere quando dovrebbe al massimo lavare pavimenti. È la carriera dei parassiti benedetti dall’altare.

L’addestramento dei fedeli – come un regime totalitario

Il cattolicesimo non educa, addestra. Le liturgie non sono riti contemplativi, ma esercizi di sincronizzazione di massa: alzati, inginocchiati, canta in coro — tutto orchestrato per annullare la volontà individuale e fondere ciascuno in un unico corpo. Il catechismo non insegna a pensare, ma ad obbedire, a recitare verità precostituite.

Al centro c’è una guida indiscussa: Gesù presentato come capo supremo, modello assoluto, guida perfetta. Un comandante che non si discute, a cui si deve obbedienza totale. Questo schema ricorda terribilmente le strategie dei regimi totalitari: parate, simboli, rituali di massa, culto della personalità. È lo stesso linguaggio che ha reso possibile la Germania hitleriana: un popolo trasformato in macchina obbediente, incapace di pensiero critico, ipnotizzato dal mito del Führer.

Così i fedeli marciano come stormtroopers di un impero spirituale: uniformati, addestrati, disciplinati. Non è fede: è addestramento. Non è spiritualità: è propaganda.

Conclusione

Spiriti, anima, creatore: tre invenzioni usate come armi. La neurologia le ha smontate, la realtà le ha smentite, ma la Chiesa le usa ancora per mantenere potere. Nel frattempo occupa scuole, ospedali, banche, governi, trasformando l’umanità in un esercito obbediente.

Non è religione, è un impero ideologico costruito sull’inganno.

Non è fede, è addestramento di massa.

Non è consolazione, è occupazione del pensiero.

E la verità è questa: l’unico miracolo rimasto è che l’uomo continui a credere a questa macchina millenaria, quando la scienza e l’evidenza l’hanno già smontata pezzo per pezzo.


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